Le parole della ripartenza

  • Carlotta Sarigu

E nei social che si dice?

Le piattaforme Facebook, Instagram e Tik Tok sono ormai delle assodate vetrine nel mercato odierno.
Usate da tutti, in primis da chi fa del personal branding, sono approdate da qualche anno anche nel settore turistico. Da sempre abituato a utilizzare prima solo il sito, poi  OTA  come booking et similia per poi decidersi a interagire direttamente con i propri clienti come ormai il nuovo commercio insegna.

Certo è che per albergatori e annessi è stato difficile mantenere gli aggiornamenti e i contenuti costanti in un periodo di pausa totale come quello appena passato.
Alcuni erano (e sono) in alto mare con i lavori, altri si sono trovati a non poter più entrare in struttura, insomma tutto lasciato fermo.
I fiduciosi da qualche giorno pubblicano post con frasi carismatiche e motivazionali come "ci siamo quasi" "stiamo tornando" "stiamo lavorando per voi" e gli internazionali "we are waiting for you" "working on". 

Il gerundio (e il continuous nella forma inglese) la fa da padrone, tempo verbale indefinito che indica un'azione continuativa senza inizio né fine e capiamo bene come mai spopola così tanto in un momento di ben poche certezze.
Frequente anche la presenza di forme verbali come "tornare", "partire" con spesso l'aggiunta del prefisso "ri-" indice del ripetersi di un'azione, ed ecco i "ripartire" "ricominciare" "ritornare".

"stiamo ritornando per voi" "ricominciamo presto"

 Anche il pronome personale plurale "voi" è molto frequente. Classico metodo persuasivo esistente dalla notte dei tempi delle pubblicità. Rivolgersi al pubblico rende il messaggio diretto, personalizzato, coinvolgente. Sempre efficace, se usato con moderazione perché il rischio di risuonare vecchio, consunto, ovvio e banale e dietro l'angolo.

Un metodo più in linea con il nostro tempo sempre nell'utilizzo del social è rivolgersi  alla propria clientela proponendo piccole interviste ai dipendenti, tipologia usata soprattutto nelle piccole imprese, dove il team è ristretto. Rigorosamente da casa, queste figure professionali spiegano la loro mansione di riferimento, il servizio proposto e le loro qualità, generando un'atmosfera familiare, discorsiva e "one to one" con il proprio cliente.
In maniera sicuramente più tradizionale spiccano le foto di groppo in divisa con, in pochi casi, i nomi degli membri del team nei tag, disposti nel loro reparto mentre incoraggiano virtualmente tramite didascalia propositiva sul loro operato per garantire il ritorno a pieno regime. 
Questo entrare in intimità con la struttura fa si che il cliente possa ritrovare tali figure durante il suo soggiorno, provare immediata familiarità e sentirsi in una comfort zone.

Alcune pagine sono rimaste ferme ai primi di marzo (molte anche ben prima ma non rientrano in questa analisi), quasi come le lancette di un orologio colpito da un'esplosione.
Una pausa simbolica che crea un grande senso della grandezza di ciò che è realmente accaduto in questo momento storico. 

Non gliene si può fare una gran colpa. 

Dall'altro lato c'è chi in mancanza di contenuti inerenti alla propria struttura in stato di lockdown ha puntato sulla promozione del territorio di riferimento.
E via di video (degni di nota quelli scelti dall'hotel Savoy Roma dedicati alla città eterna) che mostrano i nostri capoluoghi italiani, le vigne, le campagne, le stradine tipiche, il buon cibo e in rari casi il mare (ancora in dubbio infatti la direttiva sull'usufruibilità delle spiagge, la cautela è d'obbligo).

 

Nei nostri cieli il meccanismo è invece diverso. La nostra bandiera Alitalia usa lo slogan "vola in libertà", libertà dalle restrizioni attuali, sembra dire, e nomina in prima pagina Puglia, Sardegna, Sicilia. Anche sui social gli aeroporti citati sono solo quelli italiani: Linate, Fiumicino, Verona. Significativa la strategia di pubblicizzare le destinazioni italiane in comprovata crisi. Spiccano anche le flotte di voli speciali per il rimpatrio.
Tutti i loro post sono quindi spiccatamente "made in Italy."

L'Arancione per eccellenza delle low coast Easyjet propone un interessante story telling di foto suggestive tra le location europee più famose. In queste campeggia la scritta Book Forward to It, che nel mosaico dei feed crea la frase intera. Tra le storie in evidenza si nota (con copertina in solo arancio) la tematica Covid-19. Al suo interno si possono trovare una serie di "Question" e "Answer" più comuni - We're here to help -. Un'idea ordinata e intuitiva. Tutto è comunque focalizzato sulla ripartenza.

Sempre in tema low cost, l'irlandese Ryanair sui social è stata meno attiva della sua concorrente precedente. Meno post, alcuni con tono serioso come il messaggio da parte del gruppo verso i suoi clienti (nel post su Instagram foto del documento firmato dal CEO Micheal O'Leary), di difficile lettura in quanto i caratteri sono piccoli - adatti ad un foglio word - e il successivo post  "Limited flight schedule" con l'elenco dei voli in questione.  Dopo qualche periodo di assenza  tornano l'11 maggio  con un video promozionale che parla di  protezione, sanificazione e salute. Nel video sono presenti gli operatori  che igienizzano  i velivoli, vengono in combo spiegate tutte le nuove regole  di  sicurezza.

Lufthansa si presenta con la frase descrittiva "Your safety is our highest priority". Molte le foto dei lavoratori della compagnia tedesca, sorridenti, con una loro breve descrizione. Altrettante le foto dei pacchi contenenti supporti medici e dei voli di rimpatrio dei connazionali. Il loro hashatg di quei giorni è stato un motivante #WeAreInThisTougether.

 

 

 

 

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